Perché esiste questo blog?
Ci ho pensato un po’ ma non riuscirei a rispondere meglio di Maria Grazia la quale in
altalenando fra un mio post di qualche tempo fa e quelli di altri amici, spiega e dà respiro allo stesso tempo.
Una cosa deve essere chiara: questo blog esiste perché esistono degli interlocutori attivi sul tema indicato dal suo titolo. Se questi scomparissero il blog svanirebbe immediatamente. Punto.
L’esistenza del blog non ha niente a che vedere con ciò che sembra ossessionare la maggior parte di coloro che parlano di blog sui media e molti nella blogosfera stessa: brama di raccontare, brama di ascoltare, voyerismo, egocentrismo, esibizionismo, privacy ecc.
È invece uno strumento di lavoro.
Chi sono gli interlocutori? Gli studenti in primo luogo. Il blog serve ad insegnare e se non ci fossero gli studenti non avrebbe ragione di esistere. Sono tanti questi studenti: 550 quest’anno, ognuno con il suo blog. La maggior parte fanno il blog all’inizio del corso e poi lo mollano, come si farebbe con un quaderno usato. Per alcuni di questi il blog è stato una scoperta e continuano ad usarlo anche quando il corso è finito. Alcuni i blog ce l’avevano già e allora possono usare quello.
Il blog è la cattedra, l’aula è la blogosfera generata da questo insieme di studenti, quella che io chiamo la blogo-classe. Essa è dinamica ed ha i contorni sfumati che si compenetrano con molti altri blogo-insiemi, senza soluzione di continuità. Ogni blog membro può generare commistione con un altro blogo-insieme. Per esempio il blogo-insieme costituito dalla mia cerchia di amici insegnanti (dalle elementari all’università) si compenetra con la mia blogo-classe. Accade che alcuni dei miei amici dialoghino con i miei studenti.
Le pareti della blogo-classe sono quindi trasparenti. Tutti possono vedere tutto quello che succede nel corso.
La visione può essere rovesciata utilizzando questo blog come pernio. Gli interlocutori sono altre persone interessate allo stesso tema, insegnanti e operatori della scuola a tutti i livelli e in tutti i paesi del mondo. Ognuno dei blog membri di questo blogo-insieme rappresenta una finestra attraverso la quale posso vedere come il tema in questione viene attualizzato in un contesto diverso. Ognuna di queste finestre è aperta, posso affacciarmi in qualsiasi momento, parlare, chiedere, rispondere. Molto spesso imparo qualcosa. Anche questo blog rappresenta una finestra aperta per gli altri blog membri. Attraverso di essa loro possono vedere la mia blogo-classe e possono anche interagirci, come dicevamo prima.
La blogo-classe è ancorata al mondo fisico. Il docente è presente quotidianamente in un luogo fisico preciso: l’aula di informatica. Lì lavora per i fatti suoi ma è disponibile per qualsiasi domanda posta da singoli individui o gruppi. È disponibile per aiutare a risolvere problemi, per discutere, per improvvisare o concordare seminari, lezioni, oppure per immaginare altre inziative. Gli studenti hanno a disposizione tutti i contenuti e gli strumenti necessari per il corso nella blogo-classe, in parte confezionati dal docente, in parte dagli studenti stessi, in parte disponibili nel pubblico dominio sotto forma di Open Educational Resources. Sono gli studenti a dover sollecitare eventuali azioni da parte del docente quando è necessario.
Tecnicamente, una blog-comunità nasce da un insieme di blog e dall’impiego accorto dei feed RSS. Tuttavia, tali requisiti tecnici rappresentano una condizione necessaria ma assolutamente non sufficiente affinché la blogo-comunità prenda vita. Occorre anche un’altra condizione fondamentale che consiste nella disposizione dei membri alla condivisione. La prima cosa che un insegnante deve fare in una nuova blogo-classe è di creare un’atmosfera nella quale tutti percepiscano il valore della condivisione come il motore fondamentale delle attività di apprendimento: l’insegnante insegna ma chiunque può divenire insegnante non appena ha imparato qualcosa. La lezione frontale ed il seminario sono gli strumenti adatti a creare questa atmosfera. Un buono schema può essere una o due lezioni frontali all’inizio del corso e magari uno o due seminari verso la metà del corso congegnati con l’obiettivo di mettere in risalto il valore della condivisione. Sono questi gli elementi fondamentali che conferiscono salute e vitalità alla blogo-classe.
L’esperienza descritta da questo blog ha grande valore qualitativo e quantitativo ma non è qui che voglio parlare dei risultati. Questa è una cosa che faremo quando i corsi di questo anno accademico saranno passati.
Quello che volevo chiarire è che le enormi potenzialità della blogosfera, quelle veramente interessanti, non hanno niente a che vedere con ciò che ci si accanisce a discutere a proposito di blog nell’informazione mainstream.



Sì è vero. E dire che io ero molto scettica all’inizio su questo modo “nuovo” di fare l’esame di informatica. Dopo la prima lezione io ero tra quelle che le chiedeva quale modalità fare, se fosse il caso per una imbranata cronica di fare il blog ed ero perplessa anche sull’utilità. Ero un pò spaventata per il fatto che tutti potessero leggere quello che scrivevo. Adesso mi ritrovo ad avere uno strumento intanto con cui comunicare agli altri, per conoscerci (umanità col computer…chi l’avrebbe detto?) e confrontarci…ma non solo! E’ risultato essere anche uno strumento utile per i nostri studi, persino per gli altri corsi…un modo per aiutarci in contrasto con il clima competitivo che troppo spesso vige a lezione. Infine per quanto riguarda l’informatica, penso di aver imparato molto di più così e di aver conosciuto “una parte di mondo” che prima mi era abbastanza oscura in maniera pratica e diretta, che ormai ho fissato nella mente, imparato davvero! Concludo aggiungendo davvero un’ultima cosa…in questo modo ogni studente può dimostrare quello che ha imparato da solo o anche grazie all’aiuto di altri (un applauso a Duccio a questo punto), e non si tratta di “fortuna”, di avere le domande giuste in due minuti di esame, ma di dimostrare facendo… un passo alla volta.
Insomma, alla fine mi son convinta anch’io.
Che cosa dire?!? Il tipo di corso d’informatica a cui ero abituata era quello usuale e monocorde delle scuole superiori: qualche nozione che infondo aveva la principale finalità di rispondere correttamente a qualche risposta a crocette… Questo corso è stato diverso: si è svolto sulle linee guida di collaborazione fra studenti e attiva partecipazione. Ci ha permesso di svolgere compiti divertendoci, confrontandoci fra di noi, imparando da quello che altri avevano scritto e senza odiate e pressanti scadenze (che non so a voi ma a me sembrano sempre troppo vicine!!!). Insomma, sono contenta di avere scelto questo modo di affrontare il corso!
Questa idea di condivisione un pò mi inquieta:
condividere solitamente è una esperienza che presuppone la vicinanza, il contatto fra le persone e non la distanza di chilometri tra una persona ad una postazione di computer ed un’altra ad un’altra postazione.
Questo però non è che mi faccia pensare che ciò non avvenga: secondo me avviene, per ragioni ineffabili.
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