Frammenti del seminario I Care
Maggio 8, 2008 di iamarf
Qui ho fatto un collage di frammenti del seminario I Care.
Materiale di fortuna ed eterogeneo che tuttavia dovrebbe consentire a chi non ha potuto assistere di avere un’dea di quello che è successo al seminario.
Brogliaccio
Questo è il brogliaccio originale del seminario
Audio
L’audio del seminario è quasi integrale, l’ho un po’ ridotto di dimensioni perché era un po’ troppo lungo. Ho cercato naturalmente di rispettare il messaggio fondamentale. L’ho inoltre ripulito dai brani inutili, rumori, interruzione per il cellulare che squilla.
Il pezzo musicale iniziale è tratto dal CD Tacchi & Spillo di Felice Pantone, Beppe Finello e Massimo Lupotti. Felice Pantone è uno straordinario artista di strada, famoso in tutto il mondo per essere uno straordinario suonatore di sega, sì, proprio una sega da falegname suonata come fosse uno strumento ad arco!
Il brano finale è Freedom, suonato da Richie Havens a Woodstock nel 1969.
Video dell’irruzione dei clown
Compensa la parte ovviamente meno intelligibile dell’audio. È una ripresa piuttosto ballerina, fatta in una situazione di notevole caos. Grazie a Francesca che si è cimentata. Una volta tolte le sequenze occasionalmente poco centrate su azioni o figure, rende forse abbastanza bene l’idea dell’atmosfera …
Slideshow
Chiunque può contribuire ulteriormente a questo slideshow …
Impressioni degli studenti
E questa è la parte più importante: la raccolta dei messaggi degli studenti a partire dai più immediati, scritti a caldo, fino a quelli più recenti.
I CARE
vuole 200 parole prof?
via..no, almeno in questa occasione no..
grazie per l’opportunità!
tante sensazioni su questa mattinata fuori dall’ordinario..
STUPORE - beh si..non ero pronta a qualcosa di innovativo, forse mi aspettavo la solita conferenza…e uscire dalla scontatezza è sempre qualcosa di bello, che dà energia! una boccata d’ossigeno ricevere la testimonianza di un’esperienza diversa, di come si possa integrare i nostri studi con qualcosa di più.
sentirmi CARICA - Non posso arrendermi a credere che questa facoltà mi indurrà a chiudere le ali e non volare più; ho troppa energia dentro perchè questo accada..ho fatto questa scelta non per imparare a riparare delle macchine, ma perchè sono convinta che l’uomo non sia una macchina e che la medicina possa insegnarmi tanto sull’uomo e sull’Umanità, sul valore della vita e su quello della morte. Stamattina tutto il mio entusiasmo ha fatto di nuovo capolino…mi ha parlato di strade da percorrere in modo nuovo, di stimoli da ricercare sempre, di interessi da coltivare. Ma…
ANSIA - quale la strada? in cosa devo spendermi? ho il bisogno di un obiettivo. Bisogno di combattere per qualcosa, della mia battaglia in cui spendere tutte le energie che sento di possedere.. mi hanno detto: vivi il tempo dell’attesa. Ma attendere è quanto di più difficile si possa chiedere ad una vita.
INCONTRO - al di là di tutto, come sempre, a tessere la trama sta l’incontro con le persone..che fa scoppiare il cuore da quanto è bello. difficile spiegare l’entusiasmo che sento a leggere qualcosa oltre i volti, ad intuire un frammento di vissuto…meravigliosi meccanismi della vita.
I CARE.
Cosa aggiungere a questo? Forse niente è necessario dire di più.
E’ la mia regola e la mia necessità. La mia croce e la mia delizia.
Ma ne vado fiera.
E’ una delle mie più grandi paure, quella di rimanere, semmai anche inconsciamente, ingabbiata in regole, siano esse imposte dal luogo dove oggi studio, e dove spero un domani di lavorare, siano esse frutto di retaggi mentali, condizionati dalla paura dell’esclusione e dall’omologazione.
Alla soglia del mistero arrivano gli uomini dell’interrogazione.
Quando il prof d’informatica è entrato in aula ho pensato :”questo è un pazzo” e siccome sono convinta che chi è pazzo ha in sè del geniale confermo l’affermazione. C’è una canzone famosa dei the ark che dice: “bisogna essere pazzi per rimanere sani”. Credo sia vero, sana follia aiuta l’uomo a non perdersi. Follia, pazia e creatività si danno la mano da sempre. Ciò che più mi ha colpito è stato il modo in cui ci parlava. Non da”professore” in senso stretto, della serie “sono io che sto in cattedra e ho il coltello dalla parte del manico” ma con lo sguardo appassionato di chi si aspetta di essere travolto da un’ondata di giovinezza, dall’entusiasmo che ci caratterizza, dalla speranza creativa di un sogno di collaborazione. La citazione di Don Milani mi è tornata in mente leggendo il titolo del seminario: I care. Mi interessa. Don Milani la usava come provocazione al motto fascista del “me ne frego” ma non credo che sia semplicemente un motto, era una sfida. Una sfida lanciata da un paesino minuscolo sperso nel mugello: Barbiana.
Non so se qualcuno di voi c’è mai stato. E’ proprio sopra casa mia, immersa in un bosco, in cima ad un monte. Non vi aspettate granchè. C’è la chiesa, il cimitero e poco più, una piccola piscina ed un albero da datteri fantastico. Tempo fa lessi “lettera ad una professoressa”. Ero arrabbiata con i miei professori perchè mi sentivo poco stimolata, mi sembrava che ci volessero tutti uguali, diligenti al programma e ai libri di testo. Mio padre mi disse di leggere questo libro. Non avevo molta fiducia nella scelta. Pensavo: ” un prete cosa mai potrà dirmi di così interessante”…
La sfida e la speranza sono la chiave dell’esistenza. Mi interesso al mondo, sono parte del mondo. Non solo mi interesso a ciò che mi circonda ma anche mi appassiono a ciò che ho vicino. E’ facile dare la colpa di un cattivo insegnamento al professore. Abbiamo una responsabilità grossa tra le mani, la responsabilità di interessarci e appassionarci. Non importa se chi deve trasmetterci passione non lo fa. La possiamo trovare noi, la dobbiamo cercare. Siamo una generazione abituata a pretendere in tempi molto rapidi i frutti, diciamolo, abituati a durare poca fatica. Ecco la sfida, cercare di durare fatica per formare il nostro modo di essere domani, per formare cittadini e uomini responsabili e coscienti. Il futuro è davvero in mano nostra e dobbiamo lottare per volerlo migliore, lotta che passa dalla conoscenza dell’altro e dall’appassionarsi ed interessarsi al mondo di cui siamo parte. Giorgio La Pira ripeteva sempre “spes comtra spem”, sperare contro ogni speranza, Don Milani viveva tutto questo benchè esiliato tra i monti.
perchè sono qui e faccio quello che faccio, hanno spezzato la nostra triste giornata facendoci ridere e ricordandoci che per le persone, in particolare come medici, possiamo fare molto di più del fare una diagnosi. Curare il malato, non la malattia. So fin troppo bene cosa vuol dire stare dalla parte del malato e so che una parola in più o un gesto amichevole possono fare la differenza. Mi ha colpito molto il discorso sul sacrificio, tutto costa fatica ma ne vale la pena, è un’esperienza che credo possa dare tanto! Un grazie particolare a due persone: a Sandro che ci fa sempre ridere ed è ogni volta pronto ad accoglierti con un abbraccio e a Laurina dai mille impegni che è il mio esempio perchè mi ricorda che non sono i voti degli esami a fare un buon medico ma l’umanità. Grazie ragazzi e grazie prof, ne avevamo bisogno!!!ciao ragazzi, inizio dicendo che il seminario di stamattina credo sia stato a dire poco spettacolare.. idea veramente bella quella di portare un pò di spirito e allegria negli ospedali… vedere dei ragazzi così impegnati mi ha fatto venire voglia di partecipare e di trasmettere agli altri qualcosa.. la cosa che mi ha veramente fatto piacere è che x fortuna c’è ancora qualcuno che SA E HA VOGLIA DI RIDERE!!! sembra una stupidaggine, ridere, una cosa da bambini e invece credo sia una delle cose più belle che esistono… un sorriso (almeno x me) ti illumina la giornata, ti fa apparire tutto più semplice, ti rende felice, ti fa capire che non sei solo… ma ciò che è ancora più bello è il riuscire a far ridere qualcuno, non una risata x prendere in giro, una risata vera, sentita, spontanea… queste sono le piccole cose che ti fanno stare bene, che tutti dovrebbero ricordare e soprattutto che dovrebbero conoscere… e poi che dire ancora, le cose sarebbero davvero tante.. x adesso vi lascio con questo mezzo sfogo (se così posso definirlo!!)e vi dico anche che, come ci hanno dimostrato oggi, non si vive di solo studio teorico!!!!
Il seminario è cominciato normalmente con un’introduzione del Prof sul tema principale,ovvero “I care”, quindi la parola è stata data alla Prof.ssa Berlingieri, un’ esperta dei diritti d’autore e di quant’altro riguardi il copyright.
E qui hanno iniziato ad accadere strani fatti.. Infatti nel bel mezzo di una tirata retorica , quasi una filippica,da parte della Prof.ssa Berlingieri, contro Medwiki e quant’altro un ragazzo si è alzato e ha preso in mano il microfono… Ragazzi,panicoooo!!Sembrava stesse per iniziare un vero e proprio acceso dibattito, o forse peggio..Il nostro giovane collega dava l’aria di essere davvero infervorato e la Prof.ssa sembrava destinata a soccombere..Addirittura una nostra compagna si è gettata in mezzo alla disputa per difendere la povera donna(con rispetto parlando)!!!
Ecco che allora tutto un gran caos!!Medici-pagliacci, o pagliacci-medici, si sono fiondati nell’aula grande ed hanno iniziato a fare una sorta di danza tribale lanciando volantini fra noi attoniti studentelli del primo anno…Ecco svelato l’arcano!!!E bravi i nostri teatranti, ci eravamo proprio cascati!!Riusciamo a capire tutto anche noi finalmente!!I medici-pagliacci non sono altro che i componenti di “Castellinaria”, una compagnia nata circa dieci anni fa col principale scopo di far sorridere chi non ha molti motivi per farlo..
Hanno parlato alcuni studenti di Medicina ed anche altri elementi dell’associazione che, pur non essendo futuri medici, partecipano attivamente al progetto che a molti di noi ha ricordato il famoso film di Robin Williams, “Patch Adams”.
Che dire??Personalmente ho provato una grande emozione nel vedere ragazzi poco più grandi di noi rappresentare egregiamente il titolo stesso del seminario:”I care”!!Penso che quello che hanno detto e quello che fanno ogni giorno sia una cosa rara che appaga l’animo più di qualunque media alta scritta sul libretto..Dare un sorriso, donare momenti di gioia laddove sembra non possa più esserci..Questo un medico non deve dimenticarlo mai, deve ricordare sempre che lavora a contatto dei pazienti e soprattutto per i pazienti, persone come tutti gli altri e non solo casi clinici..
Questo seminario così inatteso si è concluso con una processione, all’interno di Careggi,guidata dai promotori del progetto “M’illumino d’immenso” e molti di noi studenti, recanti uno strano messaggio per buoni intenditori: “Nonostante lo sforzo dei medici..Sono ancora vivo”!!!
Penso proprio di aver capito il significato dell’espressione “I care”, spero solo di ricordarlo nel corso dei miei lunghi studi e soprattutto nel corso della mia futura carriera..
Fortunatamente mi sono dovuto ricredere: la “conferenza” mi ha davvero STUPITO!!!
Una gran bella lezione di vita!!! Ci vorrebbero più lezioni così…
Sono rimasto colpito molto positivamente da come è stato presentato il personaggio di Don Milani, un uomo cha ha lottato tutta la vita per sradicare dagli animi umani la mala pianta della miseria e dell’ignoranza, la madre di tutte le guerre (a mio parere!).. soprattutto mi è piaciuto il voler andare oltre gli schieramenti di comodo, le ideologie standard, quelle etichette che la società odierna si sforza di imporci ad ogni costo.. mi sono subito tornate in mente le parole di un saggio, lo scrittore Tiziano Terzani (nei confronti del quale ho quasi una venerazione, come avrà capito chi ha letto il mio blog) :
“In fondo trovo difficile questo definirmi. Sono arrivato alla mia età senza mai aver voluto appartenere a nulla, non a una chiesa, non a una religione: non ho avuto la tessera di nessun partito, non mi sono mai iscritto a nessuna associazione… qualunque organizzazione mi sta stretta. Ho bisogno di sentirmi libero”
Io sono fermamente convinto che la bussola decisiva per questo viaggio chiamato vita sia lo
spirito critico… “il dubbio è il fondo della nostra cultura. Voler togliere il dubbio dalle nostre teste è come voler togliere l’aria ai nostri polmoni”.
E credo anche che per noi futuri medici (e in generale per ogni uomo) il sapere non sia semplicemente un bagaglio di conoscenze enciclopediche sterili, che uno si forma con uno studio “matto e disperatissimo” avulso completamente dalla realtà vera, dalla vita concreta… credo al contrario che il sapere si costruisca a poco a poco, con pazienza e fatica, se si riesce ad andare oltre all’apparenza, oltre alla superficie delle cose e ci si preoccupa del “nocciolo”, della sostanza, se si i ricerca insomma il cuore delle cose, in ogni ambito e in ogni momento della nostra esistenza… come??! Leggendo, studiando, analizzando, ponendosi domande, provando stupore, mettendo in dubbio tutto ciò che proviene dall’esterno, prima di farlo nostro, come qualcosa di preconfezionato, da accogliere acriticamente e passivamente “a scatola chiusa”.
… Ma soprattutto condividendo, collaborando, mettendo al servizio degli altri se stessi
Mi piace concludere queste mie impressioni “a caldo”, dettate dall’emozione del momento, con le parole che Mario Capanna rivolge al figlio(nella Lettera a mio figlio sul sessantotto):
“Sottoponi a verifica tutto ciò che vieni a conoscere. Tutto. Anche il concetto che afferma la necessità di verificare ogni conoscenza”
Che avrà mai da dirci il professore?
Il seminario ha inizio..occhi un po’ stupiti..quale aspettativa?
Il prof apre il Seminario con un’ introduzione sul significato dell’ “I care”…con qualche informazione su don Milani…per arrivare poi a parlare di coscienza, condivisione, umiltà, conoscenza …del valore del rapporto medico/paziente…dell’attitudine allo stupore e dell’importanza del contesto in campo medico… del futuro che ci aspetta…la strada è lunga, sì, è vero, ma possiamo percorrerla insieme, condividendo il condivisibile…
Ed è questo lo spirito con cui è nata Medwiki.
Quanto però oggi la condivisione può essere limitata dal diritto di proprietà?
La parola passa alla professoressa Berlingeri. Questa definisce Medwiki immorale ed essenzialmente un covo di criminali. Sta scherzando? Ci stanno prendendo un po’ in giro? Trapela un sorriso dalla bocca della professoressa, ma continua ad andare avanti, finché un ragazzo non sale sul palco e le toglie la parola.
Chi avrebbe mai pensato ad una lezione così!..Una signora Lezione, con tanto di L maiuscola. Entrano in aula un gruppo di ragazzi vestiti da clown. Poche le parole, eppure mi hanno detto e lasciato tanto.
Il loro messaggio è arrivato!!!..La loro è stata una bellissima testimonianza..sono stati essi stessi il messaggio!
Occhi brillanti, ragazzi gioiosi, occhi felici di chi ha trovato quel qualcosa in più che dà senso al correre quotidiano…di chi ha capito che non si può stare con le mani in mano e preoccuparci soltanto di noi stessi e dei nostri problemi..di chi ha capito di avere qualcosa da condividere con gli altri, di essere capace di regalare sorrisi a chi ne ha bisogno, di guardare al malato come ad un fratello e non come ad un oggetto su cui lavorare.
Sono rare infatti le occasioni che ti portano a scoprire l’aspetto più umano di una persona o di un docente specialmente nell’ambito universitario…ma in queste poche possibilità ci rendiamo conto di quanto sia importante riflettere ed osservare queste cose.
Stamani ci sono stati presentati esempi di persone che hanno saputo rendere vivo l’ “I Care” di Don L. Milani. E per questo ringrazio con tutto il cuore chi ha organizzato questo “seminario” ;)…
Vivere i nostri studi e il mondo dell’università non può limitarsi ad un assorbimento passivo di concetti e nozioni. Certo: è necessario un passaggio del genere. Ma la professione che abbiamo scelto è pure altro. Piano piano ci si accorge dell’esigenza di mettere in gioco se stessi e i propri sentimenti nel momento della relazione con l’altro, non per uno scadente e poco costruttivo sentimentalismo né solo con i pazienti, quando saremo medici.
Quella che compiono i ragazzi di “M’illumino d’immenso” è un’opera che lascia il segno e che vive di gesti semplici, che poi sono quelli che in un rapporto confermano continuamente l’affetto che proviamo nei confronti di qualcuno. Spendere del proprio tempo per l’altro, per farlo sentire felice ed importante. Specie se nel bisogno.
A questo proposito vorrei consigliare di leggere la storia di S. Camillo De Lellis (1550-1614) che nel contesto in cui si trovava compì una vera e propria rivoluzione nell’ambito ospedaliero. Un opera che per certi aspetti, nel nostro piccolo, risulta realizzabile (e i ragazzi di stamani ne sono la prova!) al di là delle confessioni di ciascuno…
Grazie ragazzi per la vostra empatia e per il vostro coraggio di mettervi in gioco e andare oltre la banalità, per averci donato l’esempio di chi sa mettersi nei panni dell’altro e condividerne le sofferenze, per averci ricordato che siamo uomini prima ancora che medici.

Graaaaaaaaaaaaziiiiiiiiieeeeeeeee Prooof.!!!! Che stupenda scoperta oggi!! Non solo ha rallegrato la triste mattinata ma ci ha dato (con tutta l’equipe) una lezione di vita. Ci ha insegnato che tutto ciò che riguarda gli altri riguarda indirettamente noi e viceversa. I CARE.. io non lascio scorrere il tempo senza interrogarmi, senza occuparmi del prossimo, senza stupirmi.. é questo il messaggio che dobbiamo scolpire nelle nostre menti. Non dobbiamo essere spettatori, ma attivi partecipanti di questa commedia che è la vita. Lo sguardo di una persona triste, malata, sola che si illumina di gioia per un nostro sorriso: questo è il miracolo che si compie quando si “partecipa”. Un domani, di fonte al mio paziente, non mi nasconderò dietro il camice, non “salirò sul piedistallo”. Non ha senso… Dovremmo essere in grado di prendere per mano chi ci è di fronte… chiamarlo per nome… far sentire che per noi lui- il paziente- non è uno dei tanti ma unico. Questo discorso naturalmente non riguarda solo l’ambito professionale… é la regola che dovrebbe guidare tutti noi in ogni momento…. i politici, gli insegnanti, gli infermieri… Immaginate un pò come andrebbe il mondo…
Oggi, quando sono andata al seminario di informatica non credevo che mi sarei trovata a ridere e a trattare argomenti che mi interessavano così tanto: è stata una bellissima sorpresa, anzi una serie di sorprese. Ad un certo punto del seminario un ragazzo si alza per esprimere il proprio disappunto; l’attimo dopo un gruppo di persone fa invasione nella stanza ridendo e urlando… due immagini piuttosto diverse legate solamente dall’intensità con cui sono state rappresentate!!Lottare per i propri ideali; farsi in quattro per strappare un sorriso a qualcuno; incazzarsi tanto da voler spaccare tutto; amare;fare follie che chissà dove ti porteranno…ecco cosa significa secondo me vivere. Da qualunque lato la si guardi, bello o brutto che sia, la vita è comunque forte ed è per questo che reputo l’indifferenza il peggior veleno che ci sia: non si può vivere convinti che ciò che accade nel mondo non ci riguardi. Inoltre, se una persona è totalmente indifferente all’ambiene che la circonda io credo che essa sia, indirettamente, anche indifferente alla propria vita perchè noi siamo entità inscindibili da ciò che chiamiamo mondo. Il messaggio che mi è arrivato questa mattina è stato questo: valorizziamo, rispettiamo e lottiamo per la vita!! Mentre camminavamo per careggi ho visto uno di quei ragazzi vestiti da clown fermarsi a parlare con una signora anziana che ci osservava incuriosita e impaurita e l’ho trovata un’immagine bellissima… ecco il vero medico: quello che nonostante la fine del turno si ferma per un sorriso o una parola perchè salvare la vita è molto di più che prendere un bisturi in mano!!
Comunque vorrei ringraziare il prof. e le persone che hanno organizzato il seminario di oggi, è stato veramente divertente e competente!!
Profe lei è troppo.
Sì, è troppo, forte, divertente…e non lo sto elogiando con un secondo fine, glielo giuro, è solo che mai mi sarei aspettata di trovare in questo “contesto” universitario una persona come lei.
Ok, non sarà un insegnamento usuale il suo ma ciò che dice e come lo dice rimane davvero molto impresso, anche senza prendere paginate e paginate di appunti.
Mi sono divertita un sacco oggi, ascoltando gli episodi che raccontava, che alla fine sono lezioni di vita, un modo diverso di imparare cose serie. Che buffo l’omino che chiudeva il cassone dell’ape con una botta di anca…e sto ancora ridendo davanti al computer a ripensarci…mia mamma crederà ora che io sia matta!
Poi la professoressa Berlingieri…ma la vorrei chiamare per nome, Elvira…perchè con la sua improbabile serietà nel darci dei “criminali” è proprio una di noi…
E cosa c’è da dire dei ragazzi “M’illumino d’immenso”?
Mi sto accorgendo che sto ancora scrivendo al pc con il sorriso sulle labbra…GRANDI GRANDI GRANDI, avevo le mani rossissime da quanto li ho applauditi…
Questa è la grande forza, il sorriso…
E non solo in questo caso ma nella vita di tutti i giorni,
a volte un sorriso è meglio di 1000 medicine.
Grazie, grazie, grazie.
“Un giorno senza un sorriso è un giorno perso.” Charlie Chaplin
(p.s. uffa, l’ho fatto ancora, un’altra citazione, ora devo pagare il copyright!!!)
Dovendo essere sincero, non avrei mai pensato che un seminario potesse essere così ricco di colpi di scena…
Mi ricordo che nella prima parte il prof ha parlato di una cosa importante: ovvero di quanto sia fondamentale, anche per un medico, essere capace di stupirsi. Stamattina io l’ho certamente fatto…
Quando quel ragazzo ha strappato il microfono di mano alla prof Belingieri, ho pensato che fosse veramente arrabbiato e che la situazione stesse degenerando…infatti sono rimasto per qualche istante a bocca aperta interdetto…Che dire, faccio davvero i miei complimenti a tutti per l’idea che avete avuto ed anche per la sua ottima riuscita…
Credo che alla fine di questo seminario siamo riusciti a capire che, certo, i diritti d’autore esistono, preservano in molti casi il prodotto di un duro lavoro, e vanno quindi rispettati; dall’altra parte, però, non dovrebbero essere eccessivamente restrittivi, come ad esempio nel caso della ragazza del fumetto che vuole girare un documentario. Non dovrebbe poi, secondo me, essere considerato reato condividere in rete del materiale. Specialmente materiale didattico, come nel caso di MedWiki, che può servire a tutti, come sappiamo bene. Oltretutto, questa forma di condivisione permette di accrescere anche la coesione tra le persone, in particolar modo tra noi, che vivremo una buona parte dei prossimi 6 anni a stretto contatto, dal momento che ognuno, con il suo lavoro, è messo nelle condizioni di aiutare gli altri. Per questo mi impegnerò sicuramente a condividere su MedWiki qualsiasi cosa utile ed interessante che dovessi realizzare ( spero) nei prossimi anni, e mi auguro vivamente che lo facciano in molti: non costa fatica e l’aiuto che si può dare, ma anche ricevere, è grande.
Poi,l’inaspettato:la “povera” Berlingieri spodestata da uno studente che si ribella alle solite lezioni inutili e fuori contesto..”cavolo,siamo a medicina!!!!”..ed ecco che l’aula si illumina d’immenso:i clown inscenano con una bravura che ha dell’incredibile(forse parlo così perché era la prima a cui assistevo..ma mi sono sembrati cmq fantastici e lodevoli!!!!)un paziente vittima dell’arrivismo e della superiorità di più medici che,invece di metter lui,le sue paure,la sua vita,i suoi bisogni,il suo dolore sul piedistallo, si litigano il podio della diagnosi esatta, mentre il povero protagonista, indegnamente privato del suo ruolo, agonizzante aspetta il tragico epilogo…ma la morte non lo vince:”nonostante lo sforzo dei medici..è ancora vivo!!!!!”
E giù una cascata di applausi tutti per loro..e subito tante riflessioni, tanti pensieri per la testa, in particolare uno:”non voglio diventare come QUEI MEDICI”..Tornata la “calma” e rilassati gli addominali che quasi fanno male dalle sane risate per le quali ringraziamo tutti gli organizzatori di questa giornata, ecco la ciliegina sulla torta: una parata contro QUEI MEDICI,contro QUEL SISTEMA, all’interno di Careggi!!!
Ok d’accordo ,forse nelle nostre vite passate non siamo stati dei mlitari,e il ritmo del battito di mani a volte perdeva un po’ di tono e continuità, e magari ci voleva anche un coro,ma sicuramente non sono mancate la grinta e la voglia di far capire a tutti quelli (in particolare medici) che ci gettavano occhiate di disapprovazione e quasi schifate che non siamo noi nel torto,bensì loro che non hanno capito niente della medicina..loro che pensano solo al prestigio che una laurea di questo tipo può dare,loro che svolgono questo mestiere con superficialità,loro che “salgono sul piedistallo e diventano sempre più piccini” come giustamente ha detto il Formiconi,loro che trattano il paziente come un ignorante pavoneggiandosi con paroloni volti a non far capire all’interessato che diavolo gli stia succedendo..loro che non capiscono che la superiorità del medico sta invece nel mantenere sempre cmq quell’ umanità e quell’ umiltà necessarie e fondamentali per formulare una diagnosi corretta e salvare una vita..loro che vogliono mettersi in proprio,magari per guadagnare di più, quando invece si sa che “Tante teste sono meglio di una” ( ops..ho copiato il titolo di un blog di cui non sono autore!!) e che, collaborando con altri colleghi, si può più facilmente arrivare alla radice del problema di un paziente..perchè non sempre si può riuscirci da soli..il medico non è un Dio, anche lui può sbagliare..ma gli errori spesso possono essere evitati, e un modo a mio parere è questo:la collaborazione e il sostegno reciproco..
Grazie ancora al prof Formiconi e a tutti i membri del progetto M’illumino d’immenso!!!
Credo di essere, dunque, la persona meno adatta a parlare di quel che oggi ci ha mostrato il prof. (arf…^^) con il seminario “I Care”: vedere soggetti del calibro di quei pazzerelloni di “Mi Illumino d’Immenso” mi ha fatto riflettere…studenti di medicina come me, che danno un bel calcio in culo alle loro paure e alla loro vergogna e si caricano sulle spalle i dolori degli altri, così, come se fosse niente, come se fosse facile trovare il coraggio per fare il clown davanti a 200 coetanei, come se fosse facile mettere il sorriso degli altri davanti al proprio…che bellezza…condividere, mettere a disposizione della comunità le proprie facoltà, anche a costo di violare qualche legge sul diritto d’autore, era questo il senso del seminario, no??
Tra l’altro, con le loro scenette, mi hanno fatto ridere davvero, e di gusto!!!…E poi il corteo, con il cartello “Sono vivo…nonostante i medici” portato in testa alla fila mentre attreversavamo le viuzze di Careggi…Che spettacolo!!!(mi dolgono ancora le mani per gli applausi e per il ritmo tribale…)…Il pezzo meglio è stato un tizio che guidava la macchina: vedendoci passare s’è messo ad applaudire con noi, lasciando il volante e rischiando di uscire di strada…
Cazzate apparte…ma ci pensate a cosa deve voler dire riuscire a far ridere uno di quei bambini del Meyer, col pigiamino, senza capelli…costretto a stare in ospedale quando si meriterebbe più di ogni altro di stare a giocare al parco con gli amici e i genitori??!! Riuscire a portargli uno di quei raggi di sole a cui una bastarda di malattia lo ha sottratto?? Che belli che siete…davvero…
Tutto mi sarei aspettata tranne che una cosa del genere… Beh… che dire: raccontiamo un po’ cosa è successo nell’aula geande…
Tutto inizia con un’introduzione del Prof. Formiconi sulla vita di Don Milani e sul messaggio che ha voluto comunicare con la sua attività, sul significato del tanto chiacchierato “I care”… La definizione di “partecipazione empatica” data dal Prof. mi è sembrata molto azzeccata… Dare importanza a chi ci sta intorno senza limitarsi, senza preoccuparsi esclusivamente di sè e del proprio piccolo mondo…
Il discorso è poi sfociato nella problematica del diritto d’autore e del
Davvero senza parole…
Sono persone incredibili: sono riusciti a farci rimanere col fiato sospeso, per una mezz’ora succubi di qualche strano incantesimo… Non si poteva davvero imparare più di così in quest’oretta di “seminario”: la comunicazione di un’esperienza è senza dubbio il modo più bello di conoscere qualcosa… e chissà… magari di farne parte. Vedere con quanto entusiasmo e con quanta dedizione quei ragazzi lavorano per far stare bene gli altri attorno a sè è stato qualcosa di indescrivibile, difficile da raccontare a parole…
Cosa aggiungere…? Grazie, Prof. E’ stata un’ottima idea… Si devono organizzare più spesso giornate così.
Compito 6 I care..fantastico!

…dire k è stata una bella esperienza è dire poco..a ql seminario ho capito k ho davvero fatto la scelta giusta!
Aula di lezione..ore 10.30 inizia il seminario..l’idea iniziale era..almeno la mia..sarà il solito seminario noioso e lungo..di qli a cui il tempo nn passa mai e invece..sorpresa!!!
..entra una ventata di freschezza gioia e allegria..è un modo diverso per riflettere e mettersi a rivedere la spinosa questione del rapporto MEDICO-PAZIENTE..a volte il medico si estranea da qla k è la realtà, o meglio, la vede solo con occhio OGGETTIVO..si..il paziente rappresenta una macchina k..ha qlcs k nn va..deve essere riparata e rimessa a nuovo..
..come abbiam detto nl iniziale corso di scienze umane,cn il progressivo sviluppo della medicina,con tt le novità apportate dalla ricerca scientifica, i medici han pian piano perso di vista il lato “soggettivo” del malato..
Si, i malati sn prima di tt dl PERSONE piene di ansie paure tensioni e il compito del medico..del futuro medico..nn è solo quello di guarire la malattia in senso stretto..deve aiutare il paziente a recuperare fiducia nl vita e in tt cio k gli sta intorno..a volte basta un sorriso, una parola di conforto e una gg k è iniziata nera cambia completamente colore..forse qnd saremo li,in corsia..cm mi sembra lontano ql momento..nn dovremo sl pensare a cacciare il microbo, suturare nl migliore dei modi..dobbiamo ricordare di avere davanti PERSONE..persone k han bisogno di aiuto, nn sl fisico ma anke morale..soprattutto morale..
All’inizio ho detto k qst seminario mi ha convinto della mia scelta..SI è proprio vero..sn una sognatrice,vorrei riuscire a far star bene tutti e se anke cn un sorriso ci riuscirò qst sarà la dimostrazione k..anke se ci ho messo 2anni in più ne sarà valsa la pena!
…spero di riudcire ad essere un buon medico..a fare il meglio di me..anke se nn mi laureerò cl 110 e lode..spero di riuscire a dare ad ogni paziente qlcs di me..a farlo star bene e nn sl perchè avrò tolto un’infezione o messo a posto qlcs..
Ps..ho voluto aprire il post con la foto di Patch Adams, medico statunitense che, per primo,ha portato avanti la clownterapia..è stato infatti lui a convincersi k..nn è solo compito dl medico curare la malattia ma..è prima di tt compito suo prendersi cura dl malato..malato inteso come PERSONA..
Pps..lo so..ho abbondato cn le parole..please..
Immagino sia rigidità, o forse sensibilità eccessiva per il vuoto dietro al lieve; comunque, per me, il riso resta un’esperienza ambigua, tesa.
Ho “documentato” volentieri il seminario e il suo proseguo, ma se non fosse stato per questo non avrei seguito il corteo; niente in contrario, solo, è una cosa estranea.
Il protocollo, il rito, non sono necessariamente soffocanti; non penso serva sempre dissacrare ciò che può rassicurare.
scritta “nonostante il lavoro dei medici sono ancora vivo”. Che risate! Gran parte di quel gruppo di persone VIVE lo conoscevo già grazie all’Odp. Eh sì, anch’io faccio parte di questo bellissimo progetto l’Ospedale dei Pupazzi, di cui avrei parlato ad esperienza conclusa. Io e la Chiarina siamo le uniche due del primo anno, che già si sono lanciate in qusta esperienza, perchè, almeno per me, non bastano le lezioni che facciamo, ma c’è bisogno di qualcosa in più, che ci ricordi il vero motivo per cui facciamo medicina.Quando ci è stato chiesto di ipotizzare perchè l’incontro fosse stato rinominato, ho ragionato in maniera un po’ obliqua, come per risolvere un indovinello. Per la mia ignoranza della storia e dell’operato di Don Milani non ho visto il collegamento con il titolo del seminario. Non ho cercato il motto sui motori di ricerca, che in effetti restituiscono molti riferimenti a progetti anche attuali afferenti al mondo della scuola, della didattica e in generale dell’impegno sociale.
Ero convinto di assistere ad una lezione decisamente tecnica, su norme e regolamenti relativi al diritto d’autore che interessano chi fa uso intenso della rete.
Lo scopo che ci viene proposto in questo corso della rete e degli strumenti WEB_2.0 è quello dello scambio liberale delle informazioni, perchè questo scambio può avere un valore enorme per la crescita delle persone e conseguentemente delle società. Si tende quindi a far circolare qualunque elemento informativo si ritenga utile alla comunità, e questo potrebbe portare, in alcuni casi, alla sottovalutazione degli obblighi normativi in ordine alla proprietà intellettuale. Ecco perchè veniva organizzato questo incontro!
Con questa bella sceneggiatura dipanata, mi sono fatto rapire emotivamente dalla reprimenda iniziale della docente di diritto, ed ho abboccato come un luccio, ingozzando esca, amo e lenza fino alla canna.
Ma son contento così, è stata una bella sorpresa.
Mi ha permesso di conoscere un’iniziativa che, adesso, vorrei non credere così particolare come temo che sia; l’attività di un gruppo di studenti che trovano lo spazio anche per girare nelle corsie degli ospedali, a volte guidati da due veri clown, per portare un segno tangibile di partecipazione a chi sta male, offrendo beni preziosi: il proprio tempo, la propria energia, il proprio ottimismo.
Il titolo dell’incontro è incondizionatamente condivisibile: indipendentemente dallo stato laico o religioso delle persone che lo propongono, l’impegno e la solidarietà per il prossimo sono valori degni di rispetto ed emulazione, sempre. Ancora di più se traguardano non solo le necessità materiali, ma anche quelle della formazione e della crescita culturale; per non confondere l’assistenzialismo, o peggio il paternalismo, con la faticosa opera di accrescimento degli individui che è il vero capolavoro degli insegnanti. Quando credono nel loro lavoro.

Rifletto. Non ho mai avuto davvero paura. Le mie più grandi preoccupazioni? Da piccola, paura di una sala operatoria dove avrei lasciato le mie tonsille, paura che la mamma si dimenticasse di venire a prendermi all’asilo…ora, paura di perdere il mio piccolo e incantato mondo…possono, queste, essere definite “PAURE”?! La paura vera è qualcos’altro. E’ un vuoto che ti senti dentro, che ti stringe… Rifletto.
Ci sono bambini che sanno cosa è la paura vera, anche se non riescono ad esprimerla a parole. È vedere una madre piangere, è il viso scuro dei medici, addormentarsi stringendo forte una mano grande, come per aggrapparsi alla vita…
Non è giusto. Nessun bambino dovrebbe soffrire.
Ma le malattia è pura ragione. Colpisce. E basta.
Spesso pensiamo che i bambini non comprendano quello che vivono. Sbagliato. Credo che si rendano conto inconsciamente del più piccolo gesto, di ogni lacrima nascosta, di ogni sospiro…
Perché tutto questo ad un bambino?
Cosa posso fare, io?
Posso fare dimenticare il dolore e la paura ad un bimbo, posso alleggerire anche solo per un attimo il cuore di una madre con una carezza?…posso portare un sorriso tra le lacrime?
Forse sì, forse no, dipende. Di sicuro posso condividere una parte di dolore e di gioia con quelle creature e con quelle mamme…forse loro non se ne accorgeranno neanche, degli sforzi…ma io sì. E non perché tornerò a casa stanca e annoiata…ma perché mi addormenterò con impresso nella mente uno sguardo tenero, un sorriso innocente. E quel bambino triste ha riso DI ME, PER ME, CON ME! È il mistero più grande che un dio, se davvero esiste, potesse creare. TRASFORMARSI in un clown, VIVERE per un giorno come un bambino e CONDIVIDERE con lui parte della sua “infanzia”.
Complimenti a tutti coloro che si mettono in gioco, che hanno il coraggio di assumersi in modo semplice l’altrui dolore e l’altrui sofferenza…facendo brillare gli occhi di chi soffre, anche solo per un attimo…spero di avere la forza di farlo anch’io…
Ho preferito mettere “compito 6” tra virgolette perché non penso che si possa scrivere sull’argomento pensando ad un voto finale, ad un esame…
Per chi non fosse venuto martedì… mi dispiace, si è perso veramente un bel seminario. Posso consigliare di andare nella pagina condivisa del prof. http://www.google.com/reader/shared/05025714390186738945 a leggere gli innumerevoli riassunti della giornata. Per quanto mi riguarda ritengo i post molto esaurienti e pertanto non scriverò un altro riassunto sugli avvenimenti di martedì e mi limiterò ad esprimere le mie impressioni. Sono rimasto molto colpito dal lavoro che i ragazzi svolgono negli ospedali, quindi sono andato su Google ed ho cercato Clownterapia. Con il motore di ricerca ho trovato il sito ufficiale http://clownterapia.it. Non pensavo ci fosse così tanta gente che si preoccupa di tirare su il morale ai malati, sono rimasto veramente entusiasta dall’impegno e dal tempo che queste persone dedicano ad una così bella attività. Consiglio vivamente a tutti di visitaree il sito per vedere come lavorano queste stupende persone. Voglio citare una frase che ho trovato nella Home:“Le parole hanno il potere di distruggere o di risanare. Quando sono vere e gentili, possono cambiare il mondo” (Buddha). Come poi viene spiegato “Impegnamoci a praticare la gentilezza amorevole quando parliamo. Comunichiamo consapevolmente, trasmettendo buon umore e rallegrando lo spirito di ogni persona con cui veniamo a contatto”. Questa è un’ importante lezione per noi futuri medici affichè capiamo che il paziente è un essere umano e va trattato con gentilezza.
Purtroppo non c’ero al seminario di informatica. Dopo aver letto i vostri commenti e dopo essermi fatta raccontare tutto dai miei compagni, mi è dispiaciuto un sacco di essermi persa questo evento, anche perché ero a fare qualcosa di molto molto più noioso. Ma a voi non ve ne frega niente, quindi passo al mio commento sul seminario.
Nella mia vita, soprattutto da piccola, mi è capitato di passare lunghi periodi in ospedale, grazie al cielo mai per qualcosa di grave, solo che da piccola mi sono rotta più o meno tutte le ossa del corpo (mi chiamano la donna di ghiaccio), e quindi tra operazioni varie e ricoveri ho conosciuto molto bene la realtà ospedaliera da paziente.
Ad essere sincera ho un pessimo ricordo del comportamento della maggior parte dei medici. Un bambino in ospedale è terrorizzato, e di solito i medici non fanno molto per farlo sentire a suo agio. Arrivano, ti visitano dicendoti 2 paroline gentili all’inizio (grazie!) e poi se ne vanno dopo aver dato all’infermiera di turno una serie di istruzioni per il bambino incomprensibili. Devo dire che invece ho un ricordo migliore della categoria degli infermieri, che, nonostante l’enorme mole di lavoro, restavano sempre a fare due chiacchiere con me e con mia madre. Niente di speciale, solo un gesto gentile in un periodo di stress per entrambe.
Quanto avrei voluto incontrare i ragazzi di “M’illumino d’immenso”!!! A quei tempi il film “Patch Adams” (bellissimo, tra l’altro), non era ancora uscito, e il dottore-pagliaccio non era ancora famoso come adesso.
Ricordo l’esperienza del ricovero prima e dopo l’operazione al menisco destro come la più brutta. Ero in stanza con 3 anziani, che passavano le giornate a parlarmi della loro gioventù e a regalarmi caramelle. Avevo “già” 10 anni e il giorno in cui tornai a scuola fu uno dei giorni più belli della mia vita, perché l’esperienza in ospedale era stata terribilmente noiosa e avevo avuto tanta paura.
La mia non è l’opinione di una giovane studentessa di medicina idealista, anche perché ormai ho deciso che a settembre non sarò più studentessa di medicina, ma semplicemente l’opinione di una che gli ospedali li conosce bene e che è arrivata a disprezzarli. Il lavoro di un medico è guarire il paziente con tutti i mezzi a sua disposizione. Non dirò mai che la “cura morale” del paziente è più importante di quella fisica, perché secondo me sarebbe falso. Nessun comportamento gentile mi avrebbe guarito il menisco, ovviamente, e i medici che ho avuto hanno fatto il loro lavoro, anche se qualche acciacco è rimasto (avere 20 anni con le ossa di una sessantenne!)… Ma la paura del dolore e dell’anestesia non me la toglierà mai nessuno, perché nessuno mi ha mai sorretto nei momenti peggiori. Ci provava mia madre, certo, ma io avevo bisogno di un dottore che mi rassicurasse, che mi dicesse che potevo stare tranquilla, che mi sarei sicuramente risvegliata dall’anestesia… Ci credete che nessuno mi ha mai detto questo? Che mi hanno semplicemente addormentata senza dirmi nulla? Immaginate lo spavento con quella mascherina sul viso e la mente che cominciava ad annebbiarsi…
Per questo il lavoro dei ragazzi di “M’illumino d’immenso” è favoloso, perché i bambini più di tutti, ma anche gli adulti, hanno bisogno di un sorriso, di una distrazione, per poter dimenticare la paura. Certo, un medico ha 1000 preoccupazioni e pochissimo tempo, ma non c’è bisogno di passare delle ore al letto del malato. Basta una parola sincera, un sorriso, una pacca sulla spalla… Ci sono tanti modi per rassicurare qualcuno, anche una semplice stretta di mano. Quanto tempo serve a stringere una mano? 5 secondi? E cosa sono 5 secondi, se servono a dare pace a un bambino che sta male?
Beh, quando il prof ha scritto il primo post sul compito n° 6, sono andata a dare un’occhiata al blog di Elvira Berlingieri, che si occupa di diritto d’autore e proprietà intellettuale, tutela del software e diritto delle nuove tecnologie… mammamia!! ho pensato: chissà che barba, …ma insomma si deve andare…. Quando poi il prof ha cambiato il titolo del seminario in “I care” ho subito pensato al suo significato: “io ci sono, me ne assumo la responsabilità”, “voglio essere partecipe, voglio essere utile”…….ma che c’entra col seminario dell’Elvira?
E poi quel giorno nell’aula grande, quelle parole su Don Milani, un prete che insegnava agli altri come diventare dei veri esseri umani da un minuscolo paesino vicino a Vicchio, Barbiana….la sua “partecipazione empatica” (I care) nei confronti degli altri esseri umani. E poi parla Elvira e fa un sacco di discorsi su Medwiki, che è illegale condividere materiale didattico (criminali!)…e poi il colpo di scena, qualcuno le prende il microfono e inveisce contro questo modo assurdo di pensare (attimi di disappunto e panico: la Burchi interviene…..)
Ma ecco che entrano loro, i medici-clown, i Patch Adams di casa nostra, che danzano, suonano e scherzano: li riconosco, sono quelli di M’ILLUMINO D’IMMENSO: mio padre, che è medico al Meyer me ne aveva parlato. Sono un gruppo di studenti e medici che usano la cura del sorriso, la clownterapia: aiutano con il buonumore i piccoli pazienti e i loro familiari a vivere con serenità l’esperienza ospedaliera….e allora ho capito che lo spirito che li spinge sta tutto in questo darsi agli altri, nel mettere l’aspetto umano del rapporto col paziente alla stessa stregua dell’aspetto medico, e che anzi il medico saccente e distante (su un piedistallo) anche se competente non cura veramente l’individuo nella sua totalità. Sì, perchè il medico si deve…
ece… Una banda di clown, studenti di medicina e non, che si impegnano per portare un sorriso a chi purtroppo non ha più voglia di sorridere, che si impegnano a portare VITA a chi non ha più voglia di vivere!!! Ragazzi da ammirare, portatori e rappresentanti di quel principio “I Care”! Farsi carico dei problemi degli altri per provare a risolverli… Mostrare SOLIDARIETA’ nei confronti di chi ne ha bisogno… Ma cosa più ammirevole, cercare di far star bene e far ridere persone che non stanno affatto bene!!!
Una parola del seminario continua a presentarsi nella mia mente…il CONTESTO!
Ebbene è proprio questo insieme di situazioni che circondano un particolare e più rilevante evento delle nostre vite che può fare la differenza. Per questo a noi futuri medici vengono presentati Progetti che hanno lo scopo di rendere migliore il difficile Contesto all’interno di una struttura ospedaliera! Al di là delle attività proposte l’importante è capire quanto l’approccio umano sia Fondamentale per un buon medico: prima di tutto conquistare la fiducia dei propri pazienti e delle loro famiglie. Parlo da persona molto diffidente: so quanto sia difficile riporre fiducia in qualcosa o in qualcuno, oggi che la parola chiave del nostro mondo è Egoismo, per questo posso immaginare quanto ancora più impegnativo sia riuscire a dare in mano a qualcun altro le sorti della propria salute o peggio della propria vita! Ma lo scopo non è Vincere le insicurezze del paziente…no!
Lo scopo è voler veramente aiutare qualcuno, fare il possibile per instaurare un rapporto sincero con i bisognosi, in modo da creare un contesto favorevole alla lotta della malattia.
I primi a doversi mettere in gioco non dovrebbero essere studenti-clown, bensì i dottori nei reparti…mettersi in gioco in modo diverso, ma pur sempre mettersi in gioco per i propri pazienti.
Parlando di egoismo non si può trascurare l’altro tema discusso all’incontro: la Condivisione!
Purtroppo il problema del copy right è prevalentemente questo. Esistono due chiavi di lettura…quella dell’artista, dello scrittore, dello studioso, della casa editrice, ecc…e quella dei “consumatori” di cultura, di sapere, di attualità e di conoscenza.
Limitare l’approccio a determinate fonti se non pagando i diritti d’autore…sì, forse quei diritti sono lo “stipendio” di alcuni, di quelli che interpretano il problema con la prima chiave di lettura, ma ci potrebbe essere anche un diverso tipo di stipendio…non tangibile in tempistiche strette come il precedente…uno stipendio di tutti, uno stipendio per tutti! Ma non sto parlando di denaro.
Vale a dire la condivisione al fine di offrire più materiale possibile, dando il diritto a chiunque di studiarci sopra, come nel caso di noi studenti, per fare qualcosa di veramente utile a chiunque. Chi non può permettersi cifre da capogiro per comprare un libro, un programma sul pc, è destinato a reprimere la propria voglia di conoscenza, di studio, reprimere magari i propri sogni e le possibili espressioni di sé contro l’interesse di tutti!
I Dottori che tante volte ho incontrato, quelli con l’aria arrogante e con sguardo sprezzante verso i pazienti, anche se capaci di perfette diagnosi, hanno ormai, per fortuna, vita breve. A me purtroppo è spesso mancato l’approccio umano da parte del medico nelle mie esperienze in ospedale da bambino, eppure ne sentivo fortemente la necessità.
Ma la civiltà sta capendo, con grande disappunto della Medicina occidentale (civiltà non è sempre uguale a Occidente), che la prima terapia sul paziente è quella della cura umana ed empatica. Figuriamoci se aggeggi complicati come i nostri organismi non hanno in sé la soluzione a tutti i problemi. Forse il compito delle figure mediche è solo quello di stimolare l’organismo a difendersi. Di “cura” ed “empatia” si è parlato al seminario che il nostro ganzo prof ha tenuto martedì 8 aprile e che ha presentato la realtà della clownterapia di “M’illumino di immenso“. Questo è un progetto realizzato in collaborazione con la nostra università dall’associazione artistica Castellinaria: due “clown-dottori” accompagnano studenti di Medicina e delle Professioni Sanitarie nei reparti di pediatria e di neonatologia per renderli consapevoli del grande beneficio che si ha sulla salute quando si sta bene “con l’umore”. Una cosa che mi colpiva leggendo i resoconti delle splendide giornate ( forse sono loro ad averle rese splendide!) di “Nuvola e Formaggino” è il fatto che ogni bambino viene chiamato per nome, dandogli quindi un’identità non solo clinica, ma umana! Hanno proprio centrato il segno!
Ormai è ampiamente verificato “empiricamente” che “iniezioni di allegria”hanno implicazioni fondamentali nella cura delle patologie ma siccome gli scienziati pretendono sempre spiegazioni biochimiche a tutto, gli studi si stanno sviluppando, ed ecco un articolo molto interessante, su un sito altrettanto utile per chi ne vuole sapere di più sulla clownterapia.
Magari diventassimo tutti clown-dottori o semplicemente medici “empatici” che, come dice Umberto Veronesi nel suo ultimo libro, sanno “guarire con le carezze”. Abbiamo ancora molti anni per affinare queste capacità e, se vogliamo, per accrescere il nostro “know how… to care about others”!
Devo essere sincera nel dire che ho avuto serie difficoltà a svolgere questo compito…perché sono troppe le cose che mi passano in testa ripensando al seminario…tutte positive certamente, ma anche complesse…allora ho letto un po’ dei posts altrui,trovandone alcuni interessanti, altri meno condivisibili..
oggi il professore di istologia ha detto una cosa realissima “quelli che sono più capaci nella loro professione sono quelli che sanno molte cose che esulano da essa”.. svolgere una professione in modo completo credo sia realmente difficile…perché ci sono troppe variabili…il mondo è complesso e la nostra necessità di razionalizzazione è spesso vana…e allora c’è chi si rassicura con il “protocollo”, le poche regole che l’uomo trova e in cui cerca certezza e spesso la rintraccia, sono gli “uomini che non si voltano” di Montale, le “maschere” di Pirandello….poi ci sono le persone che non si soffermano a pensare ma semplicemente “vivono e non si guardano vivere”, che si godono la vita con leggerezza senza troppe paranoie….e poi ci sono infine persone come me, che possono rendersi conto che il mondo potrebbe non avere un senso, che provano la vertigine del vuoto ma che nonostante ciò non si accontentano della sicurezza ipocrita di tre regole…e allora perché non chiedersi se alla fine il vero significato delle cose consista nel tipo di viaggio piuttosto che nella meta??alla fine tutti dovranno morire ma non per questo affermiamo che il senso della vita risieda nella morte e tanto meno potremmo affermare che una vita vissuta pienamente, per quanto finita, si equivalga nella morte ad un’altra non ugualmente densa di significati ed esperienze…
la professione del medico è troppo complessa per esaurirsi negli esami e negli argomenti strettamente didattici..
Scriveva Gorge Bernard Shaw nel 1911: “ Sta di fatto che i medici in massa non sono più scientifici dei loro sarti: o, se preferite l’inverso, i loro sarti non sono meno scientifici di loro. Fare il medico è un’arte, non una scienza…Fare il dottore non è nemmeno l’arte di tenere la gente in salute: è l’arte di curare la malattia.”
Condivido pienamente questa affermazione; l’oggetto della scienza medica è l’uomo e l’uomo non è una macchina, la mente non è il corrispettivo del cervello…l’uomo ha la creatività, lo stupore, la capacità di soffrire e sorridere.. e tutto questo crea una perfetta unità con il corpo…sono sempre rimasta affascinata dalla psicosomatica, dal potere della mente e dalla relativa sottomissione del corpo.. documentandomi ho scoperto che non solo le malattie psicosomatiche esistono e che sono più frequenti di quanto chiunque possa pensare ma che sono soprattutto una cartina tornasole della realtà storica in cui si sviluppano…come non domandarsi dell’”epidemia” di paralisi femminile dell’800? Non è un fatto privo di importanza che questo comportamento si sia presentato in un tempo in cui le donne erano impedite nella loro sessualità, nei loro movimenti, nella loro espressione. Le tensioni di una vita repressa si manifestavano in forme di paralisi fisica o passività; la donna vittoriana, stereotipata al suo tempo come debole e passiva, spesso poteva comunicare con un mondo dominato da maschi potenti solo diventando “paralizzata”.
Una ventata di vita, finalemente qualcosa che fosse al difuori dagli schemi!!!
Ormai avevo perso la speranza che in quell’aula, da quel palco potesse accadere qualcosa in grado di farmi ridere, divertire e al tempo stesso riflettere. Credo che un vero medico debba, prima di tutto, prima di sapere a memoria milioni e milioni di ossicine, muscoli e paroloni, conoscere l’”uomo”, sapersi rapportare con esso. Dunque, quella che si dovrebbe respirare all’interno del cubo dovrebbe essere un’aria di solidarietà, e non un frenetico arrivismo !!!! Penso che l’iniziativa di “m’illumino d’ immenso” sia molto importante, in quanto non solo permette di donare un sorriso a persone malate ma soprattutto perchè è in grado di insegnare qualcosa che nessun libro può fare. Imparare ad entrare in contatto con l’animo delle persone stabilire un rapporto più profondo e personale che vada oltre la fredda analisi scientifica. Si dice che un sorriso allunghi la vita, io ci credo!
Certo che se tutti i compitini fossero come quello di martedi scorso sarebbe proprio un gran divertimento farli
Il titolo del seminario era “I care” e già da qui, forse, potevamo immaginarci qualcosa..
Ma certo non tutto quello che è successo!!
L’inizio è stato “scolastico”, anche se, molto, molto interessante, di sicuro più di una lezione di biochimica o di istologia.
Il tema affrontato è un tema forte, Moravia ci ha scritto sopra un romanzo, non certo per spendersi in elogi o per glorificarla e io resto convinta che l’indifferenza sia uno dei mali peggiori..perchè fregarsene, di una persona, di una cosa, di un’idea, di un progetto non significa soltanto non amare, significa proprio che quella cosa, quella persona, quell’idea non è riuscita a lasciare dentro di te nessun segno del suo passaggio.
Ho cominciata a considerarla un male terribile già tempo fa, quando ho cominciato a muovere i primi passi in un mondo fatto di esperienze personali che hanno lasciato segni sulla mia pelle, ed ora la mia idea non può essere che rafforzata.
Credo davvero che lasciarsi scivolare le cose addosso sia una cosa tremenda, come spiegava il prof la parola I care non ha una traduzione precisa in italiano, si potrebbe definire come un interessamento empatico, di condivisione totale: riesco a far mie tutte le tue sensazioni, sia felici che infelici.
Il messaggio che quei ragazzi travestiti da pagliacci hanno portato oggi in aula secondo me è stato importante, prima di tutto perché hanno mostrato una cosa fondamentale, oltre al fatto che se si vuole davvero una cosa il modo per farla si trova, che amare è fondamentale.
Io penso che ogni lavoro richieda un amore iniziale: non si può durare fatica se non si ama almeno un po’ quello che si fa, ma credo che il lavoro che, si spera, andremo a fare noi un futuro richieda uno sforzo maggiore, cioè riuscire ad amare anche le persone a cui rivolgeremo le nostre cure, dedicandogli attenzione e impegno.
Camminare per careggi, facendosi portatori di questo messaggio, è stato bello e divertente ( soprattutto perché non si riusciva a coordinare il battito delle mani ).. e io penso che sarebbe veramente importante che ogni persona che si appresta a svolgere questo mestiere, cosi bello quanto impegnativo, riuscisse ad alleviare il peso di una malattia, di una sofferenza attraverso l’attenzione e, perché no, anche attraverso una risata.
Quindi un enorme evviva per chi ha il coraggio di improvvisarsi Patch adams per un po’!
Questi ragazzi fanno qualcosa di veramente speciale…certo come ci hanno spiegato la loro missione richie






